Wilbur Addison Smith nella sua Africa |
14 novembre, 2021
Non ruggisce più il leopardo. La scomparsa di Wilbur Smith.
11 novembre, 2021
Palermo, una città "nemica di se stessa"
Alcune settimane fa la realizzazione dello spot Red Bull, che ha avuto come teatro la città di Palermo, ha suscitato reazioni contrastanti.
Reazioni moltiplicatesi dopo la realizzazione di una parodia su quello spot.
Come sempre avviene in questa città, è stato un "muro contro muro".
Questa è una piccola riflessione che consegno assieme ai link per potere visionare sia lo spot Red Bull che la parodia di Matraga&Minafò.
Un contributo, spero, per districarsi tra le mille contraddizioni di una città "nemica di se stessa".
https://www.youtube.com/watch?v=T8Yxjf5hv-E&t=5s
https://www.youtube.com/watch?v=ErY5gxnrCfw
di Massimo Pullara (*)
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(*) Giornalista Professionista. Socio PRUA.
https://www.associazioneprua.it/socio-massimo-pullara/
Miniature 1
Amico
Aggrappati
tieniti forte aiuto che mare non lo avevo mai visto così così nero così brutto
il vento che ti frusta le orecchie che non senti altro che un fischio terribile
e Lampedusa è ancora lontana ma quando si arriva non si arriva mai ma perché mi
sono deciso che ci sto a fare qui ho freddo c'è buio sono bagnato e ho paura la
cima tiene speriamo che regga sto male mi viene da vomitare ma non posso farlo,
non spingere che mi butti fuori attento quest'onda è alta attento ma quando
arriviamo che poi tutto cambia e staremo meglio staremo meglio di sicuro
altrimenti perché saremmo qui ce l'hanno promesso staremo meglio si sta meglio
e poi vedrai che ci raggiungono anche gli altri attento tieniti aiuto no no
aggrappati questa è ancora più alta aiuto ci rovesciamo tieniti forte a me afferra
la cima c'è un remo prendilo attento dove sei dove sei dove sei aiuto ma perché
ma perché dove sei vomito l'acqua salata che schifo dove sei dove sei non te ne
andare non ce la faccio non ce la faccio aiuto cosa c'è chi mi prende cosa
succede aiuto aiuto forza tirami su aiuto.
Amico
prendi anche gli altri ti prego...
Siciliani
Supplico
te nostra Santuzza che ci hai liberato già una volta dalla peste liberaci anche
oggi dalle malattie liberaci dalla intolleranza che ci fa credere migliori di
chi ha la pelle diversa dalla nostra liberaci dall’ignoranza che ci fa credere
superiori agli altri liberaci dalla violenza che rende ciechi e cattivi
liberaci dalla noia che ci rende insopportabili liberaci dalla povertà di
spirito che ci rende invidiosi liberaci dall'angoscia che ci rende depressi
liberaci dall’irriconoscenza che non ci fa amare i nostri vecchi liberaci dalla
tristezza che ci rende tristi e dalla scortesia che ci rende animali Santuzza
nostra facci tutti minatori in belgio o sguatteri in svizzera o mandriani in
argentina facci sorridenti e gentili sani e savi.
Rendici
Siciliani.
Caldo.
Faceva
un caldo terribile, un’afa mai vista. La stradina sterrata di campagna, poco
più di un viottolo, era assolata e l’assoluta mancanza di vento e di una
qualche pianta nei dintorni, la rendeva ancora più torrida.
Solo
un ulivo, di lato alla stradina, tentava di fare ombra ai numerosi sassi presenti,
ma non poteva attenuare la calura complessiva di quella giornata.
Da un estremo della
stradina, da una curva, sbuca un carretto. Era un piccolo carretto, vecchio,
malandato, trainato da un mulo e, a cassetta, un anziano contadino.
“Che
caldo terribile non ce la faccio più in che condizioni arriverò a casa anzi ci
arriverò o cadrò in terra senza più alzarmi non ho neanche dell’acqua da bere e
ho una sete ah come vorrei essere steso sulla paglia a casa mia fresca con un
bellissimo secchio d’acqua accanto nel quale tuffare la testa di tanto in tanto
e invece mi tocca essere qui con questo carretto che pare non ne voglia più
neanche lui e che prima o poi si romperà tutto più prima che poi con neanche un
minimo di refrigerio di frescura cosa vedo da lontano chi si sta avvicinando forse
è Turi con quel suo carretto vecchio ma sempre meglio di questo e con il suo
asino a tirarlo ma quando ci incroceremo non ci sarà lo spazio per passare
tutti e due io di sicuro non mi fermo non posso stare qui ancora o fare largo
ad altri figurarsi poi a quell’asino si dovrà fermare lui e mi dovrà fare largo
per passare non ho nessuna intenzione di rischiare di lasciare la strada e poi
magari non riesco più a rientrare nel viottolo no non se ne parla nemmeno e
adesso siamo venti metri l’uno dall’altro e lui non si ferma né si scosta per farmi
passare che facciamo perché nessuno decide cosa fare ma cosa sto sentendo devo
fermarmi e fare passare Turi e mi ha dato dello stupido di un mulo a me nessun
padrone aveva mai detto stupido di un mulo specie se è seduto a cassetta e mi
tira le redini”.
Faceva un caldo
terribile.
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(*) vavinilmaleoscuro è lo pseudonimo di un autore noto al responsabile del blog
10 novembre, 2021
NEO-OSCURANTISMO, IL VERO NEMICO DA COMBATTERE
NEO-OSCURANTISMO, IL VERO NEMICO DA COMBATTERE
Lo spunto, come spesso accade, lo fornisce la cronaca.
Dopo circa 15 settimane di proteste non autorizzate, il Viminale mette un limite alla illegalità.
Da sabato 13 novembre stretta su manifestazioni e cortei NoVax e No Green pass.
Mentre i prefetti, in accordo con i sindaci, cominciano già a pianificare interventi per limitare gli effetti delle proteste, non ultimo l’aumento dei contagi verificatosi a Trieste dopo la “rivolta” dei lavoratori portuali.
La scomposta ed inaccettabile reazione di una minoranza della minoranza di italiani che ha deciso di non vaccinarsi, lascia allibiti.
La violenza verbale sui social, sui blog, e quella fisica messa in atto durante le manifestazioni (seppur con infiltrazioni “politiche” spesso estranee alle motivazioni degli stessi manifestanti) lasciano interdetti.
Una forma di Neo Oscurantismo dettato da ignoranza, soprattutto, ma anche da tanta paura.
Una ignoranza che produce danni. E danni seri.
Rischiano di andarci di mezzo la salute e l'economia del Paese.
Eppure non è difficile.
Sarebbe sufficiente dare un'occhiata ai numeri, quelli diffusi pochissimi giorni fa.
Tra gli over 80, la percentuale dei non vaccinati che vanno in terapia è dieci volte superiore a quelli che si sono vaccinati.
Il tasso dei decessi tra i No-Vax è 13 volte più alto rispetto a chi invece ha fatto le due inoculazioni.
C’è poi l’aspetto economico, tutt’altro che trascurabile.
A causa del Covid, dei lockdown e di ciò che ne è derivato, sono letteralmente sparite dal tessuto economico di questo Paese 302 mila partite Iva (i dati sono quelli della Cgia di Mestre).
Da quando la copertura del vaccino ha raggiunto numeri importanti, invece, l'economia del Paese è ripartita con stime che parlano di una crescita prevista del 6,3% per quest'anno e del 5% nel 2022.
Grazie al vaccino il Paese sta ricevendo una spinta in quasi tutti i settori.
Grazie al vaccino e grazie al Green pass.
Eppure, negando tout court, senza tenere presente dati scientifici, numeri e soprattutto buonsenso, c'è chi ancora trova il modo di ingaggiare su questi due argomenti uno scontro senza confronto.
Un pre-giudizio, un no a priori che non si basa sui dati scientifici, su ragionamenti, sulla logica e sull’evidenza dei fatti, ma, come nel Medioevo, su credenze popolari che, a differenza del Medioevo però, non viaggiano più con le persone, le carrozze e i cavalli, bensì con il Web.
A tal proposito, estremamente interessante è quanto scrive il professore Daniele La Barbera, Direttore della U.O. di Psichiatria dell’Azienda Universitaria Ospedaliera Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo: “I No-Qualcosa già dall'anno scorso accusano indiscriminatamente medici, scienziati e anche giornalisti di prendere soldi dalle case farmaceutiche con le quali si avrebbero quindi enormi conflitti di interesse in merito alla somministrazione dei vaccini. E' una farneticazione e anche abbastanza indegna e riprovevole, espressiva della banalità dei processi mentali di chi è in grado di fare con facilità illazioni senza capo né coda. Ma, soprattutto, a mio giudizio, chi la emette non si rende conto che per come si è andata configurando la contrapposizione Pro-Vax/No-Vax, questi ultimi non solo non sono esenti da conflitti di interesse, ma sono vittima di una tipologia estremamente aggressiva e inemendabile che è il conflitto di interesse ideologico e narcisistico. Ed è questo che mi rende poco ottimista sulla possibilità di dialogo con molti amici e amiche ancora strenuamente e tassativamente schierati contro i vaccini e il pass; per costoro, infatti, cedere parti anche piccole di verità e obiettività all'avversario rappresenterebbe una intollerabile ferita alla propria autostima in una battaglia che per molti ha assunto un indebito e sproporzionato profilo ideologico e politico, favorendo - come quasi sempre avviene in politica - lo stravolgimento dei dati a proprio favore e le letture soggettive e opportunistiche dei fatti reali”.
C’è poi un altro aspetto: l’uso di parole come fascismo, nazismo, dittatura sanitaria, che la dicono lunga sul livello di questi “apostoli” della disinformazione e delle fake news.
Il risultato è che su questi argomenti non si riesce più a comunicare.
Come recentemente detto da Massimo Gramellini, sembra sia svanito il patrimonio comune delle parole: tu dici “a”, l’altro capisce “b” e risponde “c”, tu capisci “d” e replichi “f”.
Non se ne esce.
Questo accade nelle piazze, quelle virtuali dei social network, e quelle cittadine, dove poi si arriva anche allo scontro fisico.
Ma c’è un altro aspetto, ed è ancora più inaccettabile.
Il Neo Oscurantismo che avvolge uomini di cultura, opinion leaders e uomini delle Istituzioni.
La senatrice Laura Granato, ex M5S, si era presentata in commissione Affari costituzionali rifiutandosi di mostrare la certificazione Green pass ed è stata interdetta dai lavori per 10 giorni: «Mi impediscono di presentare gli emendamenti contro il provvedimento», ha detto.
Si votava sul decreto che istituiva l’obbligo di Green pass per andare a lavorare.
La senatrice ha definito “dittatura conclamata”, e distorsione del regolamento, la volontà di applicare anche ad una senatrice le regole che valgono per tutti i cittadini.
La sua risposta, se possibile, è stata ancora più sconcertante: “Mi si chiede un attestato di obbedienza nei confronti di un provvedimento che contesto”.
Se si è rappresentanti delle Istituzioni non si può parlare, o peggio ragionare, come se si stesse a mare, o al Bar dello Sport.
Se sei in Parlamento e vai per votare, anche un provvedimento che non condividi, devi rispettare le regole che valgono per tutti, perché sei un rappresentante delle Istituzioni, non uno che passa dal bar.
Questo vuol dire non avere “senso dello Stato”.
Ed è proprio la mancanza del “senso dello Stato” il tratto che accomuna tutte queste manifestazioni.
Nessun rispetto per lo Stato e per le leggi della Repubblica.
E’ inaccettabile.
Proviamo allora ad immaginare una democrazia dove l’opposizione si rifiuta di seguire leggi e norme decise dalla maggioranza e dove ognuno fa quello che vuole.
Da qui la tendenza a definire dittatura il rispetto delle regole che non condividono e di potere compiere qualsiasi atto nel nome dell’unica libertà che invece riconoscono: fare, appunto, quello che gli pare.
Diventa allora necessario ricondurre tutto sul giusto binario.
Cominciamo con le parole.
La “dittatura” è quel posto dove non si può certamente dire che c’è la dittatura.
No-vax e no-Green pass si riempiono la bocca di termini come “nazi-pass”: innanzitutto riconquistiamo il rispetto per le tragedie, quelle vere.
La recente manifestazione a Novara, con un manipolo di ignoranti a sfilare travestiti da deportati dei campi di concentramento, rappresenta un'offesa all'intelligenza e alla dignità. Sei milioni di uomini, donne e bambini uccisi dopo indicibili atrocità. Come si fa ad osare un paragone simile?
La parola “nazismo” è una parola seria, tragica, evoca orrore: non usatela a vanvera.
Anche la parola “regime”, molto in voga tra i no vax e no green pass, è una parola altrettanto seria: siamo in una democrazia, quella stessa democrazia la cui esistenza no vax e no green pass negano e che, tuttavia, consente di manifestare il loro pensiero, per quanto aberrante, scientificamente infondato, e illogico sia.
Da sabato, dunque, restrizioni a cortei e manifestazioni nei centri storici delle città per no vax e no green pass.
E non per negare il loro diritto al libero pensiero, per quanto infondato ed illogico.
Ma per impedire che queste manifestazioni diventino alibi per violenze e per nuovi focolai di contagio, come hanno dimostrato i recenti fatti di Trieste.
Su tutti gli altri si riversa un immenso e gravoso compito: quello di alzare una diga contro il Neo Oscurantismo galoppante, quello che si nutre di ignoranza, credenze popolari e negazione della Scienza
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09 novembre, 2021
Venti anni "a PRUA"
| Luigi Sanlorenzo - cofondatore e presidente PRUA |
Palermo, 9 novembre 2021
Venti anni fa con un piccolo gruppo di giovani promettenti, oggi affermati professionisti, veniva fondata a Palermo l' Associazione P.R.U.A. (Progetto risorse umane per l'autonomia).
Il nuovo millennio era appena iniziato e già la tragedia dell'attentato alle Torri Gemelle aveva scosso il mondo l'11 settembre di quell'anno. Occorreva comprendere che, come ebbe a dirci Paolo Mieli, a Palermo in quelle ore terribili , "niente sarebbe più stato come prima".
Occorreva rileggere il mondo e capire che una nuova fase storica si era aperta. Scegliemmo di andare dal notaio per la costituzione proprio il 9 novembre, anniversario della caduta del Muro di Belino, per affermare la nostra volontà di reagire con gli strumenti della nostra formazione, con l'impegno "politico" e culturale attraverso la nostra professione e il fermo convincimento che solo "stando a prua" nelle nostre rispettive vite, professioni ed organizzazioni avremmo potuto farlo.
Oggi, nel ventennale di quell'evento, l'associazione si presenta rinnovata e sempre più attrezzata attraverso l'esempio di due grandi maestri e soci onorari quali Gabriele Morello e Salvatore Parlagreco e l'ingresso di nuovi e qualificati soci provenienti da storie ed esperienze di leadership pubblicamente note in svariati settori, per mantenere fede a quell'impegno che intendiamo riaffermare e rilanciare in un mondo ancora più confuso e frastornato in cerca di nuovi approdi.
Buon compleanno "a PRUA" !
https://www.associazioneprua.it/
https://nuoviapprodipress.blogspot.com/
04 novembre, 2021
Il centenario che aiuta l'Italia al bivio del proprio destino
Il viaggio del Milite Ignoto verso all'Altare della Patria 2 novembre 1921 |
02 novembre, 2021
Conversazione con Lucio Caracciolo
Incontri sul Pianeta
Conversazione con Lucio Caracciolo
Direttore della rivista di
geo-politica “Limes”
a cura di Luigi Sanlorenzo (*)
“Limes”,
periodico mensile dal 2103, nasce dopo il crollo del Muro di Berlino in un periodo caratterizzato da straordinari
cambiamenti dal punto di vista geopolitico, si basa sull'incrocio di competenze
e approcci diversi e si occupa dei grandi temi di attualità internazionale.
Alla rivista collaborano studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi,
giuristi, antropologi) e decisori (politici, diplomatici, militari,
imprenditori, manager).
Nel gennaio scorso Lucio Caracciolo che annunciato ai media di aver dato vita a una scuola di formazione geo-politica finalizzata a fornire validi orientamenti e concrete competenze alla parte non contaminata della classe dirigente e soprattutto a delle giovani leve su cui sperare per rifondare il Paese.
L’iniziativa
aspira a inaugurare una nuova strategia formativa traguardata su nuovi
presupposti e solidamente fondata su un immenso patrimonio di conoscenze,
analisi ed esperienze che coincide con la vita della rivista Limes, diventata
un punto di riferimento costante per le analisi più avanzate della realtà
contemporanea.
L’impostazione
metodologica della scuola è illustrata sul sito: https://scuoladilimes.it/
Con questa intervista realizzata il 16 giugno 2021 si intende iniziare una serie di conversazioni con intellettuali, esperti e pensatori impegnati nell’aprire nuove visioni ed orizzonti - donne e uomini abituati a stare a PRUA - utili ad orientare docenti e formatori nel mondo che cambia.
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LS: Professore, la ringrazio per la disponibilità a conversare con i lettori de “Le nuove frontiere della scuola”. Prima di addentrarci tra i temi specifici, vorrei iniziare con una domanda di attualità politica:
Sta suscitando un ampio dibattito l’ emendamento proposto dall’Opposizione al decreto legge n. 44/2021 sui concorsi pubblici, che equipara la laurea magistrale in scienza delle religioni alla laurea magistrale in scienze storiche, scienze filosofiche e in antropologia culturale ed etnologia: una condizione che, se approvata in via definitiva, potrà permettere ai laureati in Scienze delle religioni di potere insegnare Italiano, Storia e Geografia nella scuola media, Storia e Filosofia nei licei e anche Italiano e Storia negli istituti tecnici. Cosa ne pensa ?
LC “La disattenzione tutta italiana verso le discipline storiche è figlia di un’ideologia dell’”eterno presente” che ha destoricizzato le altre scienze e perfino l’economia preferisce affidarsi a numeri ed a algoritmi, dimenticando che la storia è controversa e non può essere soggetta all’essenzialismo e alla semplificazione. Siamo davanti ad una crisi della pedagogia nazionale che sovente trascura intere fasi storiche; si pensi alla storia del risorgimento nazionale che trova maggiore attenzione tra gli studiosi stranieri rispetto agli italiani e ciò vale anche nell’Università. In merito alla domanda posta, nutro perplessità poiché, prima di estendere ai docenti di storia delle religioni spesso nominati dai vescovi cattolici nello spirito del Concordato e della religione di stato, la facoltà di insegnare la disciplina negli Istituti superiori occorre un profondo ripensamento delle modalità di apprendimento e di insegnamento della storia attraverso nuovi percorsi per gli insegnanti.”
Federico Chabod affermava che l’idea di Europa si è andata formando come pensiero che fa della libertà politica il suo perno e della partecipazione democratica la sua forza, concetto quanto mai lontano dall’etica del fascismo. Questa forma mentis trae origine da una visione di contrapposizione tra la via ellenica della libertà e della scelta politica versus la mentalità asiatica della sottomissione al sovrano tiranno, e quindi dalla contrapposizione tra Europa e Asia. In una fase in cui l’Unione Europea, sempre più autonoma rispetto agli Stati Uniti, sembra finalmente aspirare ad un’inedita identità “politica” che inevitabilmente la porterà a scelte, non più soltanto economiche, nei confronti del vicino e del lontano Oriente dove prevalgono ancora stati autoritari e concrete manifestazioni di imperialismo, assisteremo ad uno “scontro di civiltà” o si riuscirà a raggiungere un qualche equilibrio geo-politico, sul modello degli anni della Guerra Fredda?
Vladimir Putin si è ormai assicurato costituzionalmente il potere “ a vita” ed ha preso il posto di Donald Trump, che pure non è scomparso dalla scena, quale riferimento unico dei sovranismi e delle “democrature” europee. In considerazione delle prossime politiche economiche dell’Unione Europea, dell’apertura più esplicita ai flussi migratori e della diffidenza di molti paesi a restare o ad entrare nell’area euro, prevede nuovi ingressi o dolorose uscite dall’Unione, proprio mentre il Regno Unito sembra star riflettendo sul proprio clamoroso errore ?
Più che l’affermazione di un’identità nazionale, Brexit ha fatto esplodere le contraddizioni interne del Regno Unito che rischia di lacerarsi nelle sue parti a vocazioni più tradizionalmente autonomistiche come la Scozia, il Galles e la stessa Inghilterra.Per quanto riguarda i paesi cosiddetti del gruppo di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Ungheria ndr) la sua storia è trentennale, mentre l’adesione all’Unione Europea è avvenuta nel 2004 con indubbi vantaggi per l’economia di quei paesi ampiamente sostenuti dalle politiche di supporto. Il gruppo al proprio interno presenta posizioni molto diverse in merito ai rapporti con Mosca che vede la Polonia molto cauta e al green deal circa la neutralità ambientale entro il 2050 condivisa dalla Slovacchia e non dagli altri tre partners.
Le periodiche frizioni che si registrano
con Bruxelles hanno lo scopo di fare massa critica per scopi più opportunistici che identitari e mirano, oggi più di ieri, a
far sì che gli aiuti economici rimangano costanti. L’Unione, infine, non ha
alcuno strumento di pressione per modificare le politiche avverse ai migranti
anche a motivo dei cospicui interessi economici che la Germania possiede in
quei territori. Altra questione riguarda invece i paesi cosiddetti “frugali”
nell’area scandinava dove le radici culturali, la tradizione profondamente
calvinista e una qualche autonomia economica potrebbero portare in futuro ad
un’uscita dall’Unione.
Il Partito Comunista Cinese celebrerà a breve il proprio centenario in una rinnovata logica del “grande balzo in avanti” anticipato anche simbolicamente dal recente lancio missilistico Long March-5B che ha portato in orbita la stazione "Heavenly Harmony" . Due riferimenti molto espliciti alla storia imperiale antica e recente del Paese. Ci sarà presto anche una nuova Grande Muraglia ?
La Cina non ha alcun interesse a chiudersi dietro una qualche “grande muraglia”. Il suo è ormai un disegno espansionistico che segue canali economici e militari in un testa a testa con gli Stati Uniti che durerà per anni. Una vera e propria estroflessione di se stessa che influenzerà i prossimi equilibri geo politici, con particolare riferimento all’area indo-pacifica e che, nonostante le roventi polemiche circa l’atteggiamento tenuto in merito alla secretazione delle notizie circa la pandemia da Covid 19 e alla violazione di diritti umani nei confronti del popolo degli Uiguri, non pare abbia avuto battute di arresto nei rapporti economici e finanziari nell’ambito del WTO né rallentato la massiccia attività di export.
Il presidente Biden sa bene di non potere sostenere contemporaneamente due fronti ed è stato molto esplicito con la Russia di Putin. Secondo il suo parere, alla fine troverà nella Cina di Xi Jinping un interlocutore o un potente antagonista ? Sarà l’Isola di Taiwan il casus belli per un più aspro confronto ?
Il confronto tra USA e Federazione Russa sa più della scelta di Biden di poter disporre di un nemico “necessario” ma non è paragonabile a quello con la Cina in cui è in palio la leadership mondiale. Se la minaccia di annessione dell’isola di Taiwan dovesse diventare esplicita e concreta, gli Stati Uniti non esiterebbero a rischiare il conflitto aperto in un’ area strategica che diventerà sempre più ad elevata tensione. Ne andrebbe della loro credibilità internazionale e potrebbe segnarne il declino agli occhi del mondo. Per molto meno i presidenti americani, sia democratici e che repubblicani, non hanno esitato ad intervenire militarmente in passato in altre zone del pianeta.
Dopo alcune meteore, da Greta Thunberg, a Luiz Inacio Lula ad Aung San Suu Kyi, sembra che la leadership spirituale di Papa Francesco sia rimasta da sola a giganteggiare sul Pianeta e l’Enciclica “Fratelli tutti” il manifesto per una nuova Umanità in cerca di riconciliazione con se stessa e con l’ambiente, in piena sintonia con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Eppure, nei paesi dell’ Est europeo con maggior tasso di pratica religiosa, si affermano governi autoritari, poco sensibili ai diritti umani e decisamente ostili all’accoglienza dei migranti.
Ritiene
che la Chiesa Cattolica abbia raggiunto un punto di non ritorno o, visto il
disagio presente in alcuni rilevanti
episcopati, sono ancora possibili rischi
di arretramento che influiranno sulla scelta del prossimo Pontefice?
La Chiesa Cattolica non è più universale. Le Chiese nazionali di fatto si autogovernano e assumono scelte dottrinali e di politica sociale a volte molto diverse e contrastanti. I pontificati di Giovanni Paolo II e di Francesco hanno di fatto spostato il focus del messaggio apostolico dal mondo intero ai paesi di cui sono stati espressione. Il primo rimase polacco e tradizionalista, il secondo indulge ad un certo populismo dal sapore vagamente peronista. Si avverte la mancanza da quasi mezzo secolo di un papa italiano, intendendo con tale espressione una personalità dalla visione più universalistica e dal carisma spirituale che vada oltre il tempo presente. La fondazione “romana” del ministero petrino non fu occasionale né casuale. Essa ha a che fare con la missione affidata alla Chiesa di guidare il cammino dei propri fedeli sul sentiero di valori non opinabili e la conversione di chi non lo è nell’ottica di un’escatologia che ingloba e supera la risoluzione dei problemi temporali che tocca ai governanti analizzare, affrontare e risolvere dove possibile. Confondere i due piani non fa bene alla Chiesa cattolica e ne relativizza il messaggio, ponendolo alla pari con altre visioni del mondo e riducendone l’unicità spirituale.
Il compianto Luigi Luca Cavalli Sforza amava ripetere che “tutto viene dall’Africa”. Le mappe della storia, a cui la rivista che lei ha fondato e dirige ha sempre riservato una grande attenzione che ha fatto scuola tra gli storici e i commentatori internazionali, hanno per decenni considerato privo di una specifica identità il continente africano, oggi ulteriormente piegato dalla pandemia. Il tribalismo dell’era post coloniale e l’inconsistenza dell’ Unione Africana continueranno ad essere falle significative di cui approfitteranno i protagonisti del neo imperialismo? Trova che l’asse Draghi/Macron nel quadro del G20 possa inaugurare una nuova responsabilità verso l’Africa che vada oltre il semplice superamento del “complesso di colpa” dell’Occidente?
L’Africa è stata
completamente de-storicizzata. Oltre ogni retorica, essa è il nuovo campo di gioco
delle grandi potenze che continueranno a disputarsene le risorse anche nei
pochi casi di poteri locali più virtuosi. La Cina vi ha già allocato
investimenti colossali, gli Stati Uniti faranno anch’essi la propria parte per
non essere da meno. Tra gli stati europei, la Francia sembra la più interessata
a mantenere vivo e costante un rapporto
strategico e culturale con i paesi francofoni con l’occhio anche alle
migliori risorse umane di cui assicurarsi in patria il contributo. Nonostante
le dichiarazioni ufficiali, l’Italia ha a cuore i propri interessi nel campo
energetico in nome dei quali dichiara di voler ricoprire un ruolo anche in
altri campi che però non è in grado di sostenere. E’ superfluo aggiungere che i
flussi migratori nell’area del Mediterraneo
continueranno, più o meno distribuiti nei Paesi dell’Unione che rimangono
interessati al mantenimento di un’armata industriale di riserva a fronte dei
fenomeni di denatalità che li affliggono e dell’invecchiamento della
popolazione.
La catastrofe sanitaria ed economica nel sub continente indiano dove l’India rappresenta la più grande democrazia del mondo, mette in pericolo la tenuta di quel paese anche a motivo del progressivo abbandono della tradizionale politica di “non allineamento” che ne connotò i primi anni dell’indipendenza. Il tracollo dell’Unione Sovietica e il successivo avvicinamento tra il presidente Narandra Modi e il premier Shinzo Abe nel 2017 hanno aperto una nuova stagione.
Mentre sotto l’egida di Joe Biden sembra rinnovarsi lo spirito del Quadrilateral Security Dialogue, assieme agli Stati Uniti e all’Australia, il medesimo è stato tacciato da Pechino come strumento di contenimento della propria leadership in Asia. Il Grande Gioco, raccontato da Peter Hopkirk, avrà ora come nuovo scenario l’Oceano Indiano ?
L’area dell’Oceano Indiano e del Pacifico è da considerare come un unico teatro in cui gli Stati Uniti convocheranno i propri alleati in una rinnovata concezione di quella che fu la NATO, istituita in funzione antisovietica e contrapposta al Patto di Varsavia. Si tratta di una prospettiva molto temuta dalla Cina che si troverebbe davanti una potenza militare e di intelligence mai vista sul pianeta sotto un’unica guida. Lo sforzo economico per contrastarla potrebbe avere effetti sulla propria transizione sociale ed economica paragonabile a quello che mise in ginocchio l’Unione Sovietica nella corsa allo scudo spaziale alla fine degli anni ’80, creando le premesse per l’implosione del comunismo europeo.
Grazie per aver fatto insieme il giro del mondo. Vorrei concludere questa conversazione tornando alla scuola italiana dove l’insegnamento della storia, per tacere della geografia, si riduce ad un paio di ore settimanali, spesso non viene trattata la contemporaneità e la materia non sembra essere in testa alle preferenze degli studenti. Nell’Università la maggior parte dei corsi di laurea non prevede questo insegnamento, se non scelto come materia facoltativa, come se qualsiasi professione nell’era della globalizzazione possa prescindere dalla conoscenza delle dinamiche del mondo. Non crede che l’approccio geo-storico-politico, su cui peraltro si fonda la nuova scuola di Limes rivolta ai manager pubblici e privati e che tanto è stato apprezzato dalla stampa italiana ed internazionale, debba trovare uno spazio maggiore, estendendone l’incidenza in ogni fase dell’ istruzione e contribuendo a rivedere radicalmente la formazione dei docenti al riguardo?
Non posso che ribadire quanto ho già risposto in merito al ruolo che l’insegnamento della storia ha nella formazione della classe dirigente chiamata a muoversi in un mondo globale il cui presente non può essere compreso se non in rapporto al passato per prefigurarne il futuro. L’iniziativa promossa da Limes ha i limiti di una proposta privata rivolta ad una platea limitata mentre qui siamo davanti alla necessità di un complessivo ripensamento dei percorsi formativi scolastici, universitari ed oltre. Una riforma che chiama in causa anche altre discipline il cui valore appare troppo sottovalutato quali appunto la geografia ma anche l’insegnamento del greco e del latino a cui, paradossalmente, è assegnata ben altra attenzione fuori dall’Italia. Il tutto mentre da qualche parte si pensa di ridurre di un anno l’istruzione secondaria di secondo grado.
E’ ipotizzabile una convenzione tra la Scuola di Limes ed i Ministeri dell’Istruzione e dell’Università per dare il necessario impulso ad una selezionata partecipazione ai corsi in specie da parte dei docenti italiani, da riconoscere in termini di titoli professionali ?
Posso manifestare la mia personale disponibilità circa la prospettiva da Lei delineata. Tuttavia sarebbe ben poca cosa in assenza di un complessivo ripensamento di quella pedagogia nazionale a cui ho fatto riferimento in premessa.
Grazie Professore, speriamo di averla presto nuovamente sulle pagine della nostra rivista.
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(*) Palermo 1956. Di formazione filosofica, economica e scout, ne ha declinato i valori nell’ambito delle analisi strategiche, delle dinamiche del cambiamento e dello sviluppo delle risorse umane, secondo gli indirizzi di Humanistic Management. Ha ricoperto incarichi di responsabilità e di consulenza presso Istituti di Credito e società multinazionali e ha rivestito cariche istituzionali negli anni ‘90 durante la Primavera di Palermo e nei recenti anni 2000. Ha insegnato nei licei, nelle Università di Palermo, di Messina e di Macerata e presso la Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione. Pubblicista iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Sicilia, collabora con riviste specialistiche e con quotidiani online. Dal 2020 è presidente dell'associazione senza scopo di lucro P.R.U.A. (Progetto Risorse Umane per l'Autonomia), fondata a Palermo nel 2001.